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Lusso e tradizioneFranciacorta e Sebino

100 anni e non sentirli: la nave leggendaria del Sebino si svela come nuova?

La motonave Capitanio, simbolo del lago d'Iseo, inizia un restauro storico finanziato dal FAI: ecco cosa cambierà

Chiara Bonomi

Illustrazione a corredo: 100 anni e non sentirli: la nave leggendaria del Sebino si svela come nuova?
Illustrazione a corredo: 100 anni e non sentirli: la nave leggendaria del Sebino si svela come nuova?

C’è una nave sul lago d’Iseo che ha attraversato un secolo di storia, guerre, crisi e boom economici senza mai smettere di solcare le acque del Sebino. Si chiama Capitanio, ed è pronta a riscrivere la sua leggenda: dopo 100 anni di onorato servizio, infatti, la motonave più antica del lago sta per subire un restauro che la riporterà al suo antico splendore. Ma cosa rende questo intervento così speciale? E perché tutta la Franciacorta e il Sebino ne parlano già come di un evento storico?

Un secolo di storia tra le onde del Sebino

La Capitanio 1926 non è una semplice imbarcazione: è un patrimonio galleggiante, un pezzo di memoria collettiva che ha visto cambiare il volto del lago d’Iseo. Costruita a Genova nel 1926 per conto della Società di Navigazione a Vapore del lago d’Iseo, fu trasportata con sforzi immani attraverso l’Appennino ligure e la pianura padana fino a raggiungere il Sebino. Da allora, ha attraversato decenni di storia, diventando un simbolo per le comunità locali. Il suo nome è un omaggio a Santa Bartolomea Capitanio, figura di spicco di Lovere.

Oggi, grazie a un finanziamento del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) e al sostegno di Intesa Sanpaolo, la Capitanio è entrata nel cantiere nautico della Navigazione Lago d’Iseo a Costa Volpino per il primo, fondamentale intervento di refitting dello scafo. Un passaggio cruciale, come sottolineato dall’associazione La Capitanio 1926, nata per volontà degli armatori Massimiliano Barro, Federica Forcella e Claudio Tovaglieri insieme a un gruppo di appassionati e volontari.

Cosa prevede il restauro?

Il progetto di recupero non si limita a una semplice manutenzione: l’obiettivo è riportare la motonave alle sue origini, preservandone il valore culturale e identitario. Il refitting dello scafo è solo il primo tassello di un piano più ambizioso, che include:

  • Il restauro conservativo dell’intera imbarcazione, per garantirne la fruibilità futura.
  • La realizzazione di un museo galleggiante e itinerante, che possa navigare lungo il Sebino raccontando la storia della navigazione locale.
  • La valorizzazione della Capitanio come testimonianza storica, coinvolgendo istituzioni e comunità del territorio.

«Questo è un momento molto importante per la nostra associazione – ha dichiarato Massimiliano Barro, presidente de La Capitanio 1926 – perché segna l’avvio concreto del recupero della motonave. Un bene di valore culturale che vogliamo preservare per le future generazioni».

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Un progetto corale

Il restauro della Capitanio non è solo un’operazione tecnica, ma il risultato di una sinergia tra istituzioni, privati e volontari. L’Autorità di bacino dei Laghi d’Iseo, Endine e Moro ha coordinato le operazioni, individuando nello scalo di Costa Volpino la location ideale per i lavori. La Navigazione Lago d’Iseo ha messo a disposizione il cantiere nautico, mentre il FAI e Intesa Sanpaolo hanno contribuito economicamente al progetto.

E non è tutto: l’associazione La Capitanio 1926, con sede presso la Fondazione di Belle Arti Tadini Onlus di Lovere, sta coinvolgendo numerosi volontari per dare vita a iniziative collaterali, come visite guidate e eventi culturali, che possano far conoscere la storia della motonave a un pubblico sempre più ampio.

Cosa ci aspetta nel futuro?

Se tutto procederà secondo i piani, la Capitanio tornerà a navigare sul Sebino più splendente che mai, pronta a diventare un punto di riferimento per il turismo culturale della zona. Il museo galleggiante, in particolare, potrebbe trasformarsi in un’esperienza unica per residenti e visitatori, un modo per riscoprire le radici di un territorio attraverso gli occhi di chi lo ha solcato per un secolo.

Una cosa è certa: dopo 100 anni, la Capitanio non è pronta a ritirarsi. E il lago d’Iseo non potrebbe essere più orgoglioso di lei.

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