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Rifiuti spediti in Pakistan: come funzionava il trucco delle "bolle finte" smascherato dai carabinieri

Maxi operazione del Noe di Brescia in 7 province: due misure cautelari, 14 perquisizioni e un impianto sequestrato

Marco Bertolini

Illustrazione a corredo: Rifiuti spediti in Pakistan: come funzionava il trucco delle "bolle finte" smascherato dai carabinieri

Dall'alba di giovedì 16 luglio è in corso una vasta operazione dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Brescia contro un presunto traffico internazionale di rifiuti. L'indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia, ha portato all'esecuzione di due misure cautelari personali, 14 perquisizioni e al sequestro preventivo di un impianto di trattamento rifiuti.

All'operazione partecipano anche i reparti specializzati dell'Arma di Milano, Bergamo, Mantova, Treviso, Vicenza e Caserta, impegnati nell'esecuzione dei provvedimenti firmati dal gip del Tribunale di Brescia. In totale sono coinvolte sette province.

Sedici indagati e dodici società

Le persone sottoposte a indagine sono 16, insieme a 12 società attive nella gestione, nel trasporto e nell'intermediazione dei rifiuti. Secondo l'accusa, a vario titolo e allo stato attuale delle indagini, gli indagati avrebbero organizzato un traffico transnazionale di rifiuti destinati al Pakistan e ad altri Paesi europei.

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Il punto di partenza: il porto di Genova

L'inchiesta è nata nel febbraio 2023, quando un controllo eseguito al porto di Genova dai carabinieri del Noe insieme all'Agenzia delle Dogane ha permesso di bloccare nove container già pronti per essere imbarcati verso il Pakistan. Da quel sequestro sono partiti gli approfondimenti che hanno portato all'operazione odierna.

Il meccanismo del "giro-bolla"

Al centro dell'inchiesta c'è un sistema documentale che gli investigatori hanno definito "giro-bolla". Secondo l'ipotesi della Procura, sulla carta i rifiuti risultavano transitati in un impianto per essere scaricati o trattati, mentre nella realtà avrebbero proseguito direttamente il viaggio verso la destinazione finale, senza alcuna lavorazione effettiva. Un escamotage che, se confermato, avrebbe permesso di far apparire regolare un traffico di rifiuti in realtà destinato all'estero senza i trattamenti previsti dalla normativa.

L'operazione resta in corso e gli accertamenti sono ancora nella fase iniziale: per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale pronuncia definitiva.

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