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Valle Camonica, 58 milioni ai Comuni montani: cosa cambia davvero e quali località bresciane restano fuori
Il ministro Calderoli a Berzo Demo presenta la nuova legge: incentivi per sanità, giovani e start up in montagna

Cinque domande al ministro
A Berzo Demo, sul palco con il ministro Calderoli c'erano il presidente della Comunità Montana di Valle Camonica Corrado Tomasi e l'assessore comprensoriale nonché sindaco del paese ospitante, Giambattista Bernardi. È stato proprio Bernardi a sottoporre al ministro cinque domande precise: perché una nuova legge se quella precedente funzionava? Cosa ha provocato la polemica sul decreto di classificazione dei Comuni montani? Quali sono gli obiettivi della norma? Come si intende raggiungerli? E a che punto siamo con l'Autonomia regionale?
Dalla legge del 1952 ai 2.100 Comuni di oggi
Calderoli è partito da lontano: la precedente normativa risaliva al 1952 e classificava ben 4.061 Comuni come montani. «In quell'elenco — ha spiegato il ministro — c'erano città, località bombardate nella Seconda Guerra Mondiale che non potevano essere considerate montane. Lì le abbiamo escluse ed è scoppiata una guerra politica». Dopo un confronto con le istituzioni nella conferenza Stato-autonomie locali, il nuovo elenco si è ridotto a 2.100 Comuni.
I numeri: sanità, rete, giovani e imprese
Gli interventi previsti dalla nuova legge spaziano su più fronti. In ambito sanitario, vantaggi per medici e infermieri che andranno a lavorare nei Comuni montani, con maggior punteggio e reddito. Potenziamento della rete Internet e di telefonia per collegare tutti i Comuni e valorizzare lo smart working, con 18 milioni di euro stanziati.
Sostegno alle attività tradizionali, in particolare zootecnia. Incentivi per i giovani: 20 milioni di euro per chi ristrutturerà casa e vivrà nei Comuni montani, e altri 20 milioni per start up di imprese giovanili in montagna. Riconoscimento anche delle professioni di montagna.
Tre esclusioni di peso
Il primo decreto attuativo ha classificato i Comuni montani, ma rispetto al passato sono tre le località bresciane che restano fuori: Iseo, Montisola e Salò. «Ora si passerà al secondo decreto — ha concluso Calderoli — con gli interventi a sostegno dei Comuni e delle attività».
Per la Valle Camonica, dunque, arrivano risorse concrete ma anche un elenco più ristretto: il banco di prova sarà il secondo decreto attuativo, dove si decideranno i dettagli operativi.
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