Insieme in sala operatoriaBrescia città
Non sentivano la voce delle loro bambine: così marito e moglie sono entrati in sala operatoria insieme
La storia di Sara e Paolo, operati entrambi di impianto cocleare agli Spedali Civili: «Dopo la gravidanza non riuscivo più a sentirle»

C'è un reparto, all'ospedale Civile di Brescia, dove giovedì scorso si è vissuta una di quelle giornate che restano. Non per un record medico o una tecnologia d'avanguardia — anche se entrambe le cose c'entrano — ma per due persone che hanno deciso di ribaltare la propria vita per un motivo solo: le loro figlie.
Chi sono Sara e Paolo
Sara Canali ha 31 anni, Paolo Iuculano 43. Sono marito e moglie, e sono nati entrambi con un deficit dell'udito: lei con una sordità progressiva, lui con una forma più profonda. Per anni hanno condotto una vita normale, senza grandi ostacoli. «Non ho mai sentito il bisogno di sentire bene — ha raccontato Paolo —, la mia vita l'ho fatta, il mio percorso scolastico, sportivo, famigliare».
Poi sono arrivate Perla e Allegra. Entrambe con un disturbo dell'udito. Ed è lì che tutto è cambiato.
«Soprattutto dopo la gravidanza — ha confessato Sara — ho accusato un'ulteriore diminuzione dell'udito, non riuscivo a sentire bene le bambine». Quelle parole hanno segnato uno spartiacque.
La scelta
La decisione è arrivata in due: procedere all'impianto cocleare, un intervento in anestesia generale di circa due ore in cui viene inserito un dispositivo elettronico sotto la pelle dietro l'orecchio e un filo di elettrodi nella coclea. Ogni anno al Civile si eseguono circa 50 impianti tra adulti e bambini. Ma vederne due nella stessa famiglia, marito e moglie, è tutto fuorché ordinario.
Ad operarli entrambi è stato Michele Tomasoni, chirurgo dell'Otorinolaringoiatria degli Spedali Civili. La vera sfida, però, non è la sala operatoria: è quello che viene dopo. Mesi di logopedia per imparare a interpretare suoni completamente nuovi. Per Sara il percorso sarà più lineare, per Paolo — abituato da una vita alle protesi acustiche — il cervello dovrà ricostruire da zero una mappa del linguaggio. «Con l'impianto gli arriveranno suoni molto precisi e puliti che lui non ha mai sentito», ha spiegato Tomasoni.
Il giorno dell'attivazione
Giovedì, a circa un mese dagli interventi, è scattata l'attivazione: il medico posiziona la parte esterna del dispositivo e lo accende con una procedura chiamata mappaggio. L'emozione era palpabile, e non solo per Sara e Paolo.
Maria Grazia Barezzani, responsabile dell'Audiologia, segue Sara da quando era bambina e Paolo dal 2013, quando si è fidanzato con lei. «Il loro percorso mi coinvolge emotivamente», ha ammesso.
La comunità sorda e il tabù dell'impianto
Esiste una parte della comunità sorda che guarda con diffidenza all'impianto cocleare, preferendo la lingua dei segni come forma di comunicazione. «Spesso questa educazione proviene da genitori sordi che non vogliono nemmeno sentire parlare di impianto», ha sottolineato Barezzani. Sara ha genitori udenti, Paolo sordi: entrambi sono stati spronati a usare la lingua parlata.
Per loro, la voglia di sentire le figlie ha scavalcato qualsiasi barriera culturale. E c'è un ultimo desiderio che Sara custodisce da sempre: «Sapete cos'è la cosa che non ho mai sentito e che mi incuriosisce? Il rumore che c'è sott'acqua». Con la nuova tecnologia, che permette di usare l'impianto anche in immersione, sta per esaudirlo.
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