Movida al Carmine: dopo 12 anni di causa il Comune di Brescia dovrà pagare 60mila euro
La Corte d'Appello dà ragione a Gianfranco Paroli, fratello dell'ex sindaco, e alla moglie: riconosciuta la responsabilità di Palazzo Loggia per i danni da rumore

Dodici anni di battaglia legale, quattro gradi di giudizio e una sentenza che ora rischia di costare molto più di 60mila euro al Comune di Brescia. La Corte d'Appello ha condannato Palazzo Loggia a risarcire una coppia di residenti del quartiere Carmine per i danni provocati dalla cosiddetta malamovida, chiudendo una causa iniziata nel 2014 e destinata a fare giurisprudenza.
Chi sono i protagonisti
A intentare la causa sono stati Gianfranco Paroli, fratello dell'ex sindaco di Brescia Adriano Paroli, e la moglie, residenti in via Fratelli Bandiera. La coppia aveva denunciato i gravi disagi provocati dagli assembramenti notturni sotto casa, chiedendo un risarcimento per i danni alla salute, alla qualità della vita e per le spese sostenute per insonorizzare l'abitazione.
La vicenda era già passata in Cassazione, che aveva annullato una precedente sentenza favorevole al Comune, rinviando il caso alla Corte d'Appello. Quest'ultima ha ora riconosciuto il nesso causale tra l'insufficienza delle misure adottate dall'amministrazione e i danni subiti dai ricorrenti, condannando il Comune anche al pagamento delle spese di tutti e quattro i gradi di giudizio.
Le prove: rumore fino a 20 decibel in più
Secondo i giudici, le emissioni sonore nel quartiere Carmine superavano ampiamente la soglia di tollerabilità e il Comune non ha dimostrato di aver adottato interventi efficaci per contenerle. A sostegno della decisione sono stati valutati esposti dei residenti, testimonianze, rapporti dei City Angels e rilievi fonometrici che hanno registrato incrementi del rumore fino a 20 decibel nelle serate di maggiore affluenza.
Pesano anche le dichiarazioni rese in aula dal comandante della Polizia locale, che ha riferito come non venissero effettuati interventi per disperdere gli assembramenti e come gli agenti non disponessero nemmeno degli strumenti per misurare il rumore. I giudici hanno rilevato inoltre l'assenza di un adeguato piano comunale di risanamento acustico.
Un principio che fa da apripista
La sentenza fissa un principio che va oltre il singolo caso: il Comune può essere ritenuto responsabile quando non adotta misure adeguate a contenere il rumore prodotto dalla movida negli spazi pubblici, con conseguente lesione di diritti fondamentali come il riposo, la salute e il godimento della propria abitazione. Non serve, spiegano i giudici, che sia violata una norma specifica sulla dispersione degli assembramenti: basta la violazione dei normali canoni di gestione prudente del bene pubblico.
Un principio che ora osservano con attenzione anche altri 70 residenti del Carmine, che hanno intentato una causa civile ancora aperta contro il Comune, chiedendo un risarcimento complessivo superiore ai 2 milioni di euro. La decisione della Corte d'Appello potrebbe pesare parecchio su quel procedimento.
Leggi anche

Parco Tarello, siepi giù a 120 cm: ecco perché il Comune vuole "aprire" l'area

Nato da una piazza di spaccio, oggi rischia di chiudere: cosa succede al PianoTerra di Brescia

Il Comune di Brescia deve pagare 67mila euro: ecco chi li riceverà e perché


